Riunione di condominio (feat. Franco Baggiani)

from by Progetto Idioma

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lyrics

Tornato a casa avevo il tempo di far sbollire l'incazzatura, quindi far bollire l'acqua per la pasta, cenare e prepararmi a far ribollire un'altra volta l'incazzatura. Training autogeno, meditazione, psicofarmaci, eroina, ognuno ha le sue tattiche per affrontare le situazioni sgradevoli. Io utilizzai i miei rimedi universali: caffè, sigaretta, birra ed ero pronto a scendere nel sottosuolo del palazzo e partecipare alla riunione condominiale. Lo sgabuzzino era pieno, pareva mancassi soltanto io. Appena entrato mi trovai davanti il tavolo a cui stava seduto quel sudicio del Macchioni, la merda d'uomo per antonomasia, l'amministratore. Si chiamava Macchioni, ma per me era sempre e solo il Minchioni. Poco più di un metro e sessanta, la testa spelacchiata con due o tre peli riportati sopra a forza di spazzolare il nulla, le orecchie rattrappite su se stesse, la faccia cattiva, con una smorfia che sembrava un ghigno, anche se non rideva mai. Era sempre vestito da contadino arricchito, che tentava d'essere elegante però rimaneva grezzo nell'anima, con una giacca troppo stretta che gli gonfiava la trippa in disavanzo, sigarette a raffica e voce da eunuco con la bronchite. I suoi compari lo circondavano fedelmente. Seduto al lato destro del tavolo c'era il burundi, che a regola urlava sempre ma accanto al Minchioni gli sibilava all'orecchio i suoi utilissimi consigli per rompere i coglioni alla gente. All'altra estremità del tavolo, un essere ancora più spregevole, che in queste occasioni non dovrebbe avere diritto di cittadinanza. Il Salimbeni, che nonostante avesse venduto i suoi appartamenti durante le riunioni di condominio si rifaceva vivo, e come se non bastasse aveva pure voce in capitolo sugli argomenti all'ordine del giorno, imponeva le sue idee agli altri, partecipava alle votazioni. Di solito io e lui s'iniziava a litigare da subito e si smetteva soltanto dopo che la riunione era finita. Verso le dieci il Minchioni dette il via alla riunione. Contate le presenze, che non arrivavano al quorum, il Salimbeni se ne uscì con un papiro dove secondo lui c'erano le firme di molti inquilini che lo delegavano per rappresentarli alla riunione. Era il segnale che aspettavo per inaugurare le ostilità. "Oh, Salimbeni, ma ci stai pigliando per il culo?", saltai su, "queste firme son tutte false, dove saresti andato a raccattarle? E poi perché dovrebbero delegare te, che qui dentro c'entri come una merda di cane su una torta nuziale? Da' retta, Salimbeni, se proprio devi restare vedi di rompere meno le palle, perché è la volta che perdo per davvero la pazienza. Allora, ricapitolando, la riunione di stasera non è valida, non c'è il quorum e quindi non si può fare nulla. L'assemblea è sciolta, e se non lo dice l'amministratore, che mi sembra più rincoglionito di te, lo dico io. Tutti a casa!" "Stai attento", mi minacciò subito il Salimbeni, prima ancora che il Minchioni potesse intervenire, "a non parlare a vanvera perché io ti querelo, hai capito? Ci sono testimoni pronti a giurare che mi stai calunniando, non ti permettere più di dirmi certe cose, hai capito?" Andammo avanti un bel po' a infamarci a vicenda. Il Salimbeni era scatenato e mi si arrampicava sulla voce, lanciava insulti come gli venivano, mi puntava addosso l'indice, io gli rispondevo col medio. Gli altri ci lasciavano sfogare, il Minchioni non aveva alcuna fretta d'iniziare la riunione e non faceva nulla per calmarci, fumava e di tanto in tanto lui e il burundi si guardavano e facevano di sì col capo. Alla fine il Salimbeni esaurì il suo campionario; io suggellai le sue ultime parole con un bel rutto stereofonico, di quelli che fanno girare chi li sente, sia che sia vicino sia che sia lontano. Quelli lontani si girano perché impressionati dalla potenza del rutto, mentre quelli vicini girano il capo da un'altra parte per provare a scansare la ventata mefitica che gli arriva in faccia. Col chetarsi del Salimbeni l'inizio ufficiale della riunione slittò comunque. Toccò infatti al burundi fare le sue veci e attaccarmi. Da quello che riuscii a intendere dalla mistura di garrini sputacchiati per la foga, espressioni dialettali che mi sono note e qualche sporadica frase in italiano, il burundi mi accusava di una sequela infinita di gravi azioni che io avrei compiuto ai danni dell'intera collettività condominiale. Ero facilitato nella traduzione dal fatto che ogni tanto il Minchioni, sentendo dal burundi delle mie malefatte, le ripeteva con la faccia scandalizzata, che poi è quella maschera ghignante che non lo abbandona mai. Oltre all'amministratore che benediceva il burundi coi suoi cinematografici sobbalzi indignati, il Salimbeni gli dava manforte, inventandosi degli episodi in cui aveva subito delle prepotenze da me quando ancora abitava qui. Avrei potuto benissimo disertarle, le riunioni. Le pillole di burundi le dovevo mandar giù lo stesso, quasi tutti i giorni, e nonostante il casino che tiravo su ogni volta l'avevano sempre vinta loro. Però ormai le riunioni ce l'avevo nel DNA, m'ero specializzato nelle risse verbali e siccome i tre belzebù non li sopportavo avevo deciso di dargli battaglia perché capissero che se un giorno avessi fatto sul serio sarebbero stati cazzi loro.

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from Progetto Idioma, released November 2, 2011

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Progetto Idioma Firenze, Italy

Idioma Project, including musicians with over a decade of experience, combines the dark, noisy, claustrophobic, groovy, and experimental music created by acts like The Velvet Underground, Sonic Youth, Joy Division, Fugazi, Pink Floyd, At The Drive-In, filled up with lyrics drenched in anguish, desperation, failure, and black humour, readapted from the works of the greatest living novelist. ... more

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